La necessaria transizione energetica

 

Copertina Numero 87/2021

 

Copertina Numero 87/2021

Recensione dell’articolo di MARIO AGOSTINELLI, pubblicato sulla rivista gli Asini, maggio 2021

A cura della redazione NOCSS

Nell’ultimo decennio si è finalmente diffusa la percezione che il prelievo indiscriminato di materie prime per la produzione di energia non può più essere arbitrariamente protratto nel tempo. Infatti, la costante e incontrollata crescita della produzione di energia, grazie alla quale viene fabbricata una illimitata quantità di mezzi e beni a disposizione di una comunità mondiale di oltre sette miliardi di individui, sta compromettendo le complesse leggi di compensazione che regolano la sofisticata e fragile convivenza di piante, animali e umani sul nostro pianeta.

La paralizzante congestione dei mezzi di trasporto nei centri urbani è un dato di fatto ormai inconfutabile. Così come è inoppugnabile la proliferazione di scarti e rifiuti che contaminano fiumi, mari e oceani; l’inarrestabile emissione di molteplici gas che inquinano l’aria; l’erogazione di concimi chimici che avvelenano i suoli. Nei confronti di uno stato di cose deplorevolmente deterioratosi è maturata quindi nell’opinione pubblica una sensibilità ecologica che ha costretto politici ed economisti a delineare progetti riparatori e varare misure cautelative. Ne è un esempio il piano di finanziamenti stanziati dall’Unione europea per il risanamento e la resilienza (PNRR), che, almeno nelle intenzioni, viene finalizzato al rilancio di una strategia di sviluppo fondata sull’economia verde.

Ciò di cui però manca la consapevolezza è l’irrevocabile insostenibilità del nostro modello di produzione e consumo, che, puntando sullo scellerato sfruttamento dei combustibili fossili, ha alterato il processo di fotosintesi che tiene in vita le piante e, di conseguenza, il genere umano. L’energia ottenuta bruciando carbone, gas e petrolio ha fatto crescere la radiazione infrarossa, creando così un effetto serra che ha trasformato l’involucro protettivo dell’atmosfera in una fetida cappa di veleni. Ciò di cui non si è adeguatamente consapevoli è che l’eccesso di anidride carbonica dispersa nei nostri cieli restringe il margine di vivibilità sulla Terra a un risicato scarto di 2° centigradi, oltre il quale “le catastrofi sarebbero superiori alle disponibilità di prevenirle e l’estinzione della specie avrebbe un orizzonte temporale di poche generazioni”.

Questa non è l’opinione di un inguaribile e apocalittico fatalista, bensì l’allarme lanciato da uno studioso che da decenni argomenta i suoi ragionamenti sulla base di affidabili monitoraggi effettuati dagli scienziati sui flussi energetici nell’atmosfera, sull’assorbimento di biossido di carbonio negli oceani e nelle foreste, sul grado di permeabilità dei suoli. L’autore dell’articolo mette altresì in guardia da opzioni di corto respiro, perché “… non ci sono soluzioni meramente tecnologiche, se le tecnologie cercano di risolvere i problemi lasciandone inalterata la causa”.

I rimedi non sono dunque di natura tecnica, ma vincolati a una visione opposta al concetto di antropocentrismo, che, abbinato al mito prometeico della subordinazione della natura ai discutibili traguardi del progresso, ha finora concepito le risorse energetiche come una inesauribile scorta da saccheggiare. In altre parole: è improrogabilmente necessario e urgente delineare un orizzonte culturale fondato sull’incompatibilità dell’attuale velocità di sperpero, che, mantenendo alto un vorace livello di consumo, non favorisce la misurazione del tenore vita secondo i parametri qualitativi dell’equilibrio ecosistemico, da cui dipende l’osmotico scambio di benessere tra i territori e i rispettivi insediamenti.

In mancanza di una coerente e conseguente strategia ecologica i buoni propositi vanno perciò a infrangersi contro comportamenti e abitudini sociali inveterati, come dimostrano i dati relativi alla situazione italiana. Dove il possesso di auto per famiglia è il più alto d’Europa e un parco macchine obsoleto emette mediamente 135 grammi di smog per ogni chilometro percorso. È un umiliante primato, che si somma all’altro poco invidiabile record dell’impiego di energia nei trasporti, che supera persino il quantitativo di energia utilizzato dall’industria. A questo sconfortante dato si aggiunge la diminuzione della percentuale di energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili, che è passata dal 38,6% del 2014 al 35,9% del 2019. Con l’aggravante che, non fabbricando più pannelli fotovoltaici, siamo costretti a importarli.

Una tale constatazione della tendenza in atto porta Agostinelli a non essere ottimista nei confronti del governo Draghi e del nuovo ministero per la transizione ecologica. I motivi sono due: 1) perché “… le associazioni ambientaliste e le rappresentanze locali non sono state coinvolte” nella formulazione del PNRR; 2) perché a presiedere la validazione del PNRR è stata nominata la società di consulenza McKinsey, una scelta che induce ad “… affidarsi a una cultura che punta esclusivamente all’efficienza” nei termini aziendalistici in cui essa è intesa dall’impresa.

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