Transizione green, e se per il decreto Semplificazioni l’ostacolo fosse l’ecologia?

articolo di Ferdinando Boero pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”, 24 giugno 2021

articolo di Ferdinando Boero, pubblicato su Il Fatto Quotidiano

Una parte significativa dei fondi del Piano nazionale di recupero e resilienza dovrebbe essere impiegata per attuare il Green New Deal e la Transizione ecologica, per innovare i sistemi di produzione e consumo in termini di sostenibilità, migliorando i nostri rapporti con la natura: l’efficacia delle azioni si basa su un migliore stato dell’ambiente a seguito degli interventi.

In questa prospettiva le Valutazioni di impatto ambientale (Via) non sono “nemiche” delle imprese: sono la loro guida. Le Via, nell’ottica pre-Pnrr, prevenivano impatti negativi sull’ambiente. Oggi dovrebbero, prima di tutto, verificare e garantire la positività degli impatti sull’ambiente: ogni iniziativa del Pnrr deve portare ad un miglioramento dello stato di salute di biodiversità ed ecosistemi (il capitale naturale), come previsto dalla Commissione europea.

Ora siamo pronti per parlare del decreto Semplificazioni, emanato per rimuovere gli ostacoli burocratici all’ottenimento degli obiettivi del Pnrr. Ho letto il decreto e ne ho ricavato l’impressione che sia stato scritto da burocrati e probabilmente anche da tecnologi ed economisti, ma non da esperti di ambiente. Il Pnrr italiano, per la sua forte impronta tecnologica confermata dal decreto Semplificazioni, vede nelle Via un ostacolo al raggiungimento dei propri obiettivi.

L’impostazione del Pnrr, infatti, considera le imprese tecnologiche e infrastrutturali il fine del Piano e non un mezzo verso la transizione ecologica. Le linee guida europee (e la stessa parola “ecologica” a definire la transizione), però, richiedono un’impostazione radicalmente differente, che vede il miglioramento ambientale come una finalità trasversale a tutte le misure.

Ho partecipato a un’audizione alla Camera per esprimere valutazioni sul decreto Semplificazioni. Vi risparmio i dettagli, anche perché si tratta di un documento complicatissimo e spesso incomprensibile, con continui rimandi a articoli precedenti, a volte con sostituzione di parole all’interno di frasi non riportate. Gli estensori del decreto sono grandissimi esperti di adempimenti, ma pare non abbiano chiari gli obiettivi a cui gli adempimenti sono funzionali.

Il Pnrr ha valore strategico e riguarda l’impostazione generale dei sistemi di produzione e consumo del Paese. Gli interventi non possono essere valutati singolarmente, ma devono far parte di una strategia che, per avere successo, li deve considerare nel loro insieme. A tal fine è necessaria una Pianificazione Spaziale degli interventi che tenga conto delle caratteristiche dell’ambiente in cui saranno inseriti e degli impatti cumulativi attesi: l’insieme di impatti che, singolarmente, potrebbero non essere rilevanti può diventare rilevante quando gli impatti agiscono in sinergia.

La semplificazione normativa ha il fine di rimuovere ostacoli burocratici all’ottenimento degli obiettivi che, vale la pena ripetere, sono volti all’ottenimento della sostenibilità ambientale. Contrariamente allo spirito del provvedimento della Commissione europea, invece, la Via viene vista come un ostacolo all’ottenimento degli obiettivi. Il restringimento dei termini previsti per le valutazioni, il silenzio assenso e la presunta “inerzia” delle commissioni Via porta all’approvazione delle iniziative senza valutazioni del loro impatto, positivo o negativo, sulle condizioni ambientali.

Si parla di rafforzare gli organici amministrativi, ma non si parla degli organici di esperti valutatori della parte ambientale. Mentre le competenze amministrative sono ben specificate, non è chiaro come siano reclutati i valutatori dell’ottenimento degli obiettivi di sostenibilità che, nello spirito del provvedimento (transizione ecologica) prevedono anche la presenza di figure competenti in campo ambientale, prima di tutto in termini di biodiversità ed ecosistemi (i cardini della transizione ecologica).

Gli audit di cui parla il provvedimento sono di due tipologie: gli audit amministrativi valutano gli adempimenti formali, mentre gli audit tecnici valutano l’ottenimento degli obiettivi in termini di efficacia degli interventi stessi. Il rischio, quindi, è che siano chiamate ad esprimere giudizi figure non competenti nel campo della sostenibilità ambientale.

La mia partecipazione all’audizione alla Camera (e anche a due audizioni in Senato, per commentare il Pnrr) non è dovuta alla mia appartenenza alla comunità scientifica che studia l’ambiente e alle mie credenziali scientifiche, ma al fatto che sono vicepresidente dell’associazione ambientalista Marevivo.

È essenziale che le associazioni ambientaliste siano chiamate ad esprimere pareri, ma appare incomprensibile il motivo dell’esclusione di figure competenti in ecologia (con qualifiche certificate da valutazioni scientifiche rigorose) per attuare la transizione ecologica. Risultato: pare che il decreto Semplificazioni consideri l’ecologia come un ostacolo alla transizione ecologica!

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