PERCHE’ BRUCIARE RIFIUTI CSS E’ UN TRAGICO ERRORE


SOMMARIO

Le citta’ dell’emisfero Sud stanno per essere sommerse dalla pattumiera. Bambini che giocano o cercano cibo tra i rifiuti sono un tragico stereotipo in America Latina, in Africa e nel Sud-Est Asiatico.[1]  Produrre energia bruciando rifiuti era parsa a qualcuno una buona idea, perché affrontava in un colpo solo anche il problema del rincaro dei combustibili fossili. Poi il riscaldamento globale è diventato vero, e tutti abbiamo capito che per ridurre l’emissione di CO2 occorre separare le due questioni:  generare energia da fonti rinnovabili, e produrre meno rifiuti.

Così, il 18 dicembre 2022 l’Unione Europea ha stabilito nuove norme per estendere il regime dei crediti di carbonio agli inceneritori e per ridurre la combustione e il traffico di rifiuti. È molto probabile che, a partire dal 2028, gli inceneritori saranno equiparati alle altre produzioni di energia da combustibili fossili: per bruciare rifiuti sarà necessario spendere crediti di carbonio, come per altri processi industriali che utilizzano il gas, il carbone o il petrolio.[2]

Tuttavia, coloro che guadagnano dal traffico dei combustibili fossili o da quello dei rifiuti fingono di non capire. In Italia, il decreto-legge Clini ha stabilito che i rifiuti “CSS” sono equiparabili ad una fonte rinnovabile di energia (rifiuti se ne producono finché si vuole, dicono) e ancora l’anno scorso il decreto Cingolani sulle “semplificazioni”  ha stabilito che i cementifici possono bruciare rifiuti CSS senza alcuna valutazione di impatto ambientale. Nel recentissimo decreto Sostegni Quater si approfitta della crisi dell’approvvigionamento del gas conseguente alla guerra in Ucraina, per autorizzare genericamente le imprese a sostituire il metano con il “CSS” tramite semplice comunicazione e silenzio assenso. Se il quadro legislativo non sarà modificato, in Italia diventerà più conveniente bruciare rifiuti in un cementificio o in una centrale a carbone, piuttosto che in un inceneritore, con un danno gravissimo per clima, ambiente e salute. Le attuali normative consentono ai cementifici di emettere sostanze inquinanti, come ad esempio  CO, CO2, NH3 in quantità elevate, mentre i limiti per un inceneritore sono più stringenti ed il volume di emissioni complessive molto inferiori.[3] Inoltre, si deve considerare che fino al 2021 i cementifici hanno usufruito quasi per intero di crediti di carbonio gratuiti e, secondo la normativa italiana, potranno continuare a farlo bruciando combustibile da rifiuti, anziché i tradizionali combustibili, quali pet-coke o carbone. Rendere coerenti le irresponsabili e pasticciate leggi italiane con i chiari obiettivi posti dagli indirizzi europei  è inevitabile; prima avverrà, meglio staremo tutti.

 

(A cura di Stefano Luciani, Francesco della Porta   15 gennaio 2023)

PER APPROFONDIRE

Incenerire rifiuti per produrre energia sembrava una buona idea, tanto che alcuni dei paesi progrediti, come Danimarca e Gran Bretagna,  avevano investito massicciamente nei cosiddetti termo-valorizzatori. L’evidenza crescente del riscaldamento globale ha provocato una inversione di rotta delle istituzioni di molti paesi europei, e della stessa Commissione.

Nel luglio 2022 è uscito un titolo di agenzia emblematico: Il termovalorizzatore di Roma incenerisce il governo Draghi [4]. Il 67esimo governo della Repubblica cadde infatti nell’ ottobre successivo perché uno dei partiti che lo sostenevano si era opposto alla costruzione di un nuovo grande inceneritore a Roma.

Simbolo dell’obsolescenza degli inceneritori è l’impianto  di Amager Bakke, costruito alla periferia di Copenaghen.  Uno dei più grandi inceneritori d’ Europa, è più efficiente dei suoi predecessori. Infatti, a parità di rifiuti bruciati genera  il 20%  in più energia. Amager ha cominciato a funzionare nel 2017 ed è stato presentato come un grande progresso ambientale: sul suo tetto si è costruita una pista di sci, attrazione straordinaria per un paese ricco di neve, ma completamente piatto.

L’intero progetto è nato da un doppio equivoco: i rifiuti non sono una risorsa scarsa da sfruttare meglio, bensì un residuo indesiderato delle nostre attività economiche, un danno, un inconveniente, una inefficienza da ridurre. Produrre più energia incenerendo sempre maggiori quantità di rifiuti  crea un incentivo perverso che gli economisti hanno battezzato effetto cobra: il governo inglese in India, preoccupato del gran numero di cobra velenosi in circolazione, offrì una taglia a chiunque ne consegnasse uno morto; col risultato che la gente cominciò ad allevare cobra.

Infatti,  per raggiungere quella migliore “efficienza“ il grande inceneritore di Copenaghen deve bruciare più rifiuti di quanti ne generino le cinque municipalità che lo possiedono, e i danesi sono quindi costretti a importare la pattumiera di altri paesi per bruciarla a casa loro.[5]

L’equivoco è doppio: i cittadini di Copenaghen rischiano di essere incoraggiati a generare più rifiuti onde pagare meno l’energia che consumano, e questo in aperta contraddizione con il primo principio dell’economia circolare, che prevede la riduzione della quantità di rifiuto prodotto (già oggi i danesi producono circa 800 kg di rifiuti urbani pro capite rispetto ai 500 kg della media italiana). Inoltre, con l’incenerimento producono più energia di quella che serve, tanto che in estate l’impianto funziona a metà, perché altrimenti le altre centrali si dovrebbero fermare. Dunque, gli effetti di un incentivo perverso in un settore ricadono anche su altri settori.[6] E tuttavia, produrre più energia e bruciare più rifiuti di quello che serve è il solo modo che Copenaghen ha per rientrare dall’investimento del nuovo inceneritore.

Come i dinosauri, anche gli inceneritori sono destinati all’estinzione. Il motivo è semplice: cercare di ridurre le emissioni di CO2 bruciando più rifiuti è come cercare di svuotare una barca che affonda togliendo il tappo: dal tappo l’ acqua entra, non esce. Più rifiuti si bruciano, più CO2 si produce. Ci sono altri modi per generare energia senza produrre CO2: l’uso delle fonti rinnovabili. E ci sono modi per evitare di produrre rifiuti (es. riutilizzare e riprogettare gli imballaggi) e per liberarsi dai rifiuti inevitabili senza incenerirli, per esempio riciclarli davvero.  Gli indirizzi europei, infatti, prescrivono la priorità del riciclo (recupero di materia) rispetto al recupero energetico tramite incenerimento. Inoltre, i cosiddetti termovalorizzatori producono una grande quantità di scorie, sia pesanti che leggere (circa il 25 % del materiale incenerito), molto ricche di composti tossici ed il cui trattamento o smaltimento crea ulteriori rischi ambientali.

 

Includere l’incenerimento di rifiuti nel Sistema Europeo dei Crediti (ETS)

Nella politica del nuovo millennio l’emergenza, intesa come offerta di una soluzione temporanea a un problema duraturo,  ha preso il posto della strategia, che presuppone una visione articolata del futuro e la ricerca di soluzioni permanenti o quantomeno durevoli.  Spesso l’ emergenza è diventata una scusa per imporre scelte che favoriscono pochi a scapito di molti. Un esempio classico è il decreto-legge “semplificazioni” firmato dall’ex ministro Cingolani.  Semplificare diventa una scorciatoia per non affrontare la complessità del mondo reale. Questo è vero in particolare per quanto riguarda l’ambiente, il clima  e gli altri beni comuni. Così, i termovalorizzatori si sono affermati  come soluzione ad una doppia emergenza: un mondo sommerso di rifiuti e minacciato  dall’esaurimento dei combustibili fossili. Tuttavia, con l’evidenza innegabile del cambiamento climatico, un’altra emergenza è diventata prioritaria: contenere il danno di un mondo surriscaldato dalla CO2 e stravolto da eventi climatici estremi. Da soluzione “brillante” di un doppio problema, gli inceneritori sono diventati dinosauri.

Con l’accordo del 18 dicembre 2022, L’Unione Europea e il Parlamento hanno stabilito di includere gli inceneritori nell’ETS, il sistema di crediti delle emissioni di CO2. Quando anche l’ incenerimento di rifiuti rientrerà nel sistema ETS, le aziende che gestiscono gli impianti dovranno acquistare un credito di emissione per ogni tonnellata di CO2 rilasciata. Questo costo aggiuntivo dell’incenerimento con ogni probabilità sarà trasferito al cliente  (cioè alla famiglia o alla azienda che generano rifiuti)  e stimolerà la riduzione, la prevenzione e il riciclo dei rifiuti, che diventeranno pratiche meno costose dell’incenerimento.[7]

Qualcuno sostiene che imporre i crediti di carbonio agli inceneritori aumenterà l’afflusso alle discariche. In realtà sono già in atto norme che lo impediscono. La direttiva Europea sulle discariche ne limita l’accesso in molti modi: 1) impone il trattamento preliminare dei rifiuti; 2) ha imposto una quota massima del 10 %  per i rifiuti municipali che finiscono in discarica; 3) a partire dal 2030 tutti i rifiuti che si possono riciclare, trasformare in altri materiali o recuperare non potranno esser destinati alle discariche; 4) I paesi membri hanno l’obbligo di implementare strategie nazionali atte a ridurre la quantità di materiale biodegradabile conferito in discarica.[8]

Evidentemente, il successo di quella strategia dipenderà dalla  capacità e dalla volontà di implementarla di ciascun paese membro. Così spiega il Parlamento Europeo:  Dal 2024 in poi i paesi membri dell’ Unione Europea dovranno misurare, pubblicare, e verificare le emissioni degli impianti municipali di incenerimento dei rifiuti. Entro il 31 gennaio 2026 la Commissione Europea produrrà una proposta per includere gli inceneritori nel sistema ETS dei crediti di carbonio, a partire dal 2028, o dal 2030 al più tardi.[9] 

 

 

Normativa Europea e Italiana sui crediti di carbonio (ETS) ai cementifici

I cementifici sono già soggetti alle norme sui crediti di carbonio. Dall’origine del sistema fino al 2020, però, per la maggioranza dei cementifici italiani i crediti ottenuti gratuitamente sono stati maggiori dei crediti effettivamente consumati, per cui il costo effettivo delle emissioni per molti è stato nullo, o ha generato un ricavo, ottenuto tramite la vendita sul mercato dei titoli ETS non utilizzati. Poiché tuttavia i crediti gratuiti diminuiscono ogni anno, dal 2021 hanno cominciato a rappresentare un costo. Dei 79 impianti cementieri censiti in Italia dal sito euets.info[10], in 33 impianti i crediti di carbonio consumati hanno superato quelli gratuiti per la prima volta nel 2021. Altri 10 li avevano già superati una o più volte negli anni precedenti. 32 impianti sono stati chiusi negli ultimi 18 anni[11], e 4 hanno lavorato anche nel 2021 in avanzo di crediti di carbonio, cioè hanno ricevuto più crediti di emissione gratuiti di quanti ne abbiano consumati. Per esempio, mentre Barbetti a Semonte anche nel 2021 è rimasta  decisamente sotto soglia, sia il cementificio di Monselice che quelli di Colacem a Ghigiano, Sesto Campano e Galatina nel 2021 hanno “consumato” più crediti di quelli gratuitamente concessi dall’ ETS.

Stando alla normativa vigente in Italia, i combustibili prodotti dai rifiuti, quali i CSS, sono equiparati ai combustibili tradizionali  e pertanto il loro utilizzo non ha alcuna influenza sulla partecipazione al sistema  ETS. Anzi, calcoli basati su parametri standardizzati hanno consentito ai cementieri di sostenere che l’incenerimento dei CSS comporta un lieve miglioramento delle emissioni di CO2 (a causa sia del minore contenuto di carbonio contenuto nel rifiuto rispetto al pet coke, sia della parte di materiale organico del CSS che è da considerarsi carbon neutral). In realtà è vero il contrario: la combustione di CSS peggiora la resa energetica e comporta la perdita di efficienza complessiva nel processo industriale, a causa dello scarso potere calorifico proprio del CSS e del suo elevatissimo contenuto di cloro.

L’allocazione iniziale di crediti gratuiti di ETS era motivata dall’esigenza di consentire alle industrie che producono molta CO2 un adeguamento graduale ai limiti di emissione. Per questo, l’ ammontare dei crediti concessi gratuitamente era basato sul valore delle loro emissioni nel 2005, e decresceva ogni anno. Impianti vecchi (come i cementifici) sono più inquinanti e hanno quindi ottenuto maggiori crediti ETS iniziali rispetto a settori più moderni ed efficienti.  Dunque, se i cementifici bruciano rifiuti come se fossero inceneritori gli effetti distorsivi del quadro normativo sono evidenti: un cementificio che brucia CSS non sarà penalizzato per la partecipazione al sistema ETS quanto un inceneritore, che attualmente è esente ma sarà costretto ad entrare nel sistema a partire dal 2028. Il cementificio ha fin dall’inizio maggiori quote disponibili gratuitamente, mentre l’inceneritore a partire dal 2028, dovrà comprare circa un titolo ETS per ogni tonnellata di rifiuto incenerito[12]

Inoltre, il co-incenerimento del CSS nei cementifici offre altri “vantaggi industriali“. Per esempio,  non necessita dello smaltimento delle scorie e delle ceneri, ricche di composti tossici, che possono essere inglobate direttamente in un cemento, o in altri manufatti edili, senza che l’uso di tali scorie sia dichiarato nella scheda descrittiva del prodotto. Al contrario,  negli inceneritori  per ogni tonnellata di RSU incenerita si producono circa il 20 /25% di ceneri da smaltire, che tra l’altro finiscono in parte proprio nei cementifici, miscelate nella marna utilizzata come materia prima di produzione del clinker. Questo costituirà un ulteriore incentivo a bruciare CSS nei cementifici, anche se le soglie di inquinamento sono sensibilmente più elevate.

Insomma, autorizzare i cementifici a bruciare rifiuti equivale a un altro “effetto cobra”: si rischia di privilegiare un co-incenerimento in impianti non destinati allo scopo, che è molto più dannoso da un punto di vista ambientale in quanto le emissioni di un cementificio sono maggiori di quelle di un inceneritore (vedi tabella qui sotto). Tanto che le municipalizzate che gestiscono inceneritori considerano i cementifici come pericolosissimi competitor. Ad esempio, in alcune regioni del nord Italia (Lombardia ed Emilia Romagna) si stanno contendendo i rifiuti e per sostenere il business importano da altre regioni grandi quantità di rifiuto o di CSS, così da poter saturare gli impianti, esattamente come accade a Copenaghen.

Un esempio numerico

Il prezzo che incassa un cementificio per bruciare CSS è dell’ordine di 130 euro/t; per ogni tonnellata di CSS risparmia 500 kg di pet coke quindi stimiamo una minore spesa di almeno altri 100 euro. Il valore del coincenerimento del CSS può facilmente superare i 200 euro a tonnellata. Quindi, per 50.000 t/anno di CSS bruciato l’impianto ha un ricavo netto di almeno 10 milioni di euro. In dieci anni fanno 100 milioni, per due cementifici fanno 200 milioni di euro: una piccola percentuale può essere facilmente destinata all’ acquisto di una ambulanza della Misericordia, a sponsorizzare la squadra di calcio,  oppure ad organizzare indimenticabili feste e  sagre locali, così da rendere l’ incenerimento socialmente accettabile.

 

La normativa italiana sui limiti di emissione avvantaggia i cementifici a danno degli inceneritori

Il Decreto-legge del 4 marzo 2014 N. 46 all’ articolo 27 riporta le Norme tecniche e valori limite di emissione per gli impianti di incenerimento di rifiuti. Stabilisce sia i limiti massimi per ogni misurazione, sia le medie giornaliere basate su più misurazioni. L’articolo 27 contiene inoltre al punto 2 le Disposizioni speciali relative ai forni per cemento che co-inceneriscono rifiuti. Esso stabilisce solamente i valori medi giornalieri di emissione per gli inceneritori.

I valori contenuti nel decreto, che modifica la legge quadro sull’ambiente, devono essere confrontati e integrati con le cosiddette BAT di settore (Best Available Techniques) che introducono prescrizioni minime e massime ad alcuni fattori emissivi.

La tabella qui sotto confronta i limiti giornalieri (media di 24 ore) di cementifici e inceneritori. I valori riportati in tabella rappresentano dei  limiti percentuali da calcolarsi sull’unità di fumo emessa (un metro cubo di gas normalizzato); un cementificio è un processo industriale che emette un volume di fumi all’ora dalle due alle quattro volte quello di un grande inceneritore. L’impatto ambientale andrebbe quindi propriamente valutato sulla quantità dei flussi di massa complessivamente emessi, calcolando la massa degli inquinanti ai quali il territorio è sottoposto, non certo solo sulla concentrazione percentuale.  In questo senso l’affermazione spesso abusata circa il “rispetto dei limiti” non può essere considerata sinonimo di “assenza di significativi impatti ambientali”.

 

Valori limite di emissione medi giornalieri espressi in mg/Nm3 se non altrimenti indicato [a]
 

sostanza

 

simbolo

Cementificio Inceneritore
Polvere totale 10-20 2-5
Carbonio organico totale TOC 10 10
Acido cloridrico HCl 10 2-8
Acido fluoridrico HF indefinito 1
Biossido di zolfo SO2 50-400 5-40
Monossido e biossido di azoto NOX 200-450 50-150
Ammoniaca NH3                     30-50 2-10
Cadmio  e Tallio Cd 0.05 0.005-0.02
Cobalto Co 0.5 0.5
Diossine e furani (ng/Nm3) PCDD+PCDF 0.05-0.1 0.01-0.06
Mercurio Hg 0.5 5-20
Idrocarburi policiclici aromatici IPA 0.01 0.01
Acido fluoridrico HF 1 1
Metalli pesanti Sb + As +Pb + Cr + Co + Cu + Mn + Ni + V 0.5 0.01-0.3
Monossido di carbonio CO indefinito [b] 10-50
[a] Fonte: Gazzetta Ufficiale del 27 marzo 2014 (D.L. 4 marzo 2014 n. 46 Art. 27 Modifiche agli allegati alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) e successive modifiche BAT

[b] L’autorità competente può stabilire valori limite di  emissione per il CO (art. 27, 2.4.C)

 

 

Conclusione

Nel 2022 l’esigenza geopolitica di rendersi indipendenti dal gas russo ha fatto passare in secondo piano l’emergenza rifiuti. In alcuni paesi, soprattutto tra quelli meno sviluppati, ha riportato in voga  l’energia nucleare e l’impiego di carbone. Al contrario, molti membri dell’ UE hanno accelerato la transizione verso fonti rinnovabili di energia. Seppure con qualche esitazione, l’Unione Europea nel suo insieme mantiene la posizione per cui i rifiuti non possono essere considerati una fonte rinnovabile di energia, L’incenerimento è considerata una pratica contraria alla promozione dell’economia circolare, e il recupero energetico tramite incenerimento dei rifiuti è escluso dal meccanismo di finanziamento “recovery fund – PNRR”. Inoltre, in coerenza con questo principio, l’UE prevede di  assoggettare l’incenerimento di rifiuti al sistema dei crediti di emissione ETS.

Di contro, le norme esistenti oggi in Italia favoriscono l’incenerimento di rifiuti nei cementifici, che hanno limiti di emissione dei gas serra più alti degli inceneritori e presentano flussi di massa degli inquinanti elevatissimi. Se a ciò si aggiungono le differenze di costo dei crediti di emissione, le ridotte modalità di controllo e la scarsa trasparenza che il “business” dei rifiuti ha in Italia, appare chiaro che i cementifici si apprestano a giocare la parte del leone nel futuro  incenerimento di rifiuti. Inoltre, considerando la storica inefficacia degli enti di controllo, l’impatto sul clima, l’ambiente e la salute umana sarà notevole e sicuramente drammatico.

Il governo italiano può imboccare un’unica strada per limitare i danni: adeguare rapidamente le leggi agli indirizzi europei favorendo la riduzione della produzione di rifiuto alla fonte e il riciclo (recupero di materia), e disincentivando al contempo l’incenerimento. Questo creerebbe le condizioni per lo sviluppo di una nuova economia, ambientalmente sostenibile, e la realizzazione di molti nuovi impianti di riciclaggio distribuiti sul territorio. Molto probabilmente questa strada virtuosa si scontrerebbe con gli interessi di un numero ristretto di proprietari di cicli industriali ormai obsoleti,  che hanno come unico obiettivo il mantenimento della propria rendita di posizione su impianti vecchi, inefficienti, pericolosi, e abbondantemente ammortizzati. Quegli interessi hanno fortemente condizionato le scelte di Ministri dell’ Ambiente e quelle di precedenti governi, a danno dei cittadini e dell’ambiente. Gli italiani hanno il diritto di aspettarsi di meglio.

 

 

 

 

[1] https://www.businessinsider.com/images-of-children-playing-in-garbage-2014-10  da cui e’ ripresa la foto di apertura.

[2] https://nocssnellecementerie.org/2023/01/04/come-funzionano-i-crediti-di-carbonio-nella-ue/

[3] Cfr. tabella “Valori limite di emissione” alle pagine seguenti

[4] https://www.dire.it/11-07-2022/760265-il-termovalorizzatore-di-roma-incenerisce-il-governo-draghi/  5 gennaio, 2023

[5] https://zerowasteeurope.eu/2019/11/copenhagen-incineration-plant/

[6] Vedremo più avanti come la domanda di rifiuti da bruciare da parte dei cementieri ha prodotto in Lombardia una “corsa al rifiuto” da parte degli inceneritori.

[7] ZWE_Delft_Oct21_Waste_Incineration_EUETS_Study.pdf  

[8] https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20221212IPR64527/climate-change-deal-on-a-more-ambitious-emissions-trading-system-ets Si tenga conto che le associazioni di categoria interessate a proporre la soluzione della “termovalorizzazione” presentano dati storici nei quali le discariche sono caratterizzate da elevate quantità di CO2 emessa, maggiore dello stesso incenerimento. L’emissione della CO2 dalle discariche è conseguenza della fermentazione del materiale organico, erroneamente conferito. Rispettando l’obbligo di pretrattamento, e quindi di riciclo del materiale organico prima del conferimento del residuo in discarica, le emissioni di CO2 del residuo inerte sono evidentemente nulle.  

[9] (https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20221212IPR64527/climate-change-deal-on-a-more-ambitious-emissions-trading-system-ets )

[10] Fonte: https://euets.info/installations  EUETS registra tutti i crediti di carbonio degli impianti europei soggetti a ETS, dal 2005, anno per anno. La fonte dei dati è l’European Union Trasaction Log  https://ec.europa.eu/clima/ets/ .   L’anno zero 2006 ha registrato un diffuso picco di produzione, dovuto probabilmente alla  manipolazione dei dati per ottenere piu’ crediti gratuiti, da parte di molti dei cementifici.

[11] o hanno semplicemente smesso di comunicare alla UE i dati  delle emissioni di CO2

[12] il rapporto tra quantità di rifiuto incenerito e CO2 prodotta al camino è di circa 1:1 ed il valore di un ETS è stimato assestarsi su un ordine di 100 €/t; così, ad esempio, il nuovo inceneritore di Roma, dimensionato per 600.000 t/anno, dovrebbe acquistare dal 2028 titoli ETS per circa 6 milioni di euro all’anno, aggravando il proprio conto economico, con un costo che sarà probabilmente riversato sul cittadino.