Il CSS è meglio del Pet Coke?

5 studi istituzionali su 6 sostengono che il CSS e’ assai piu’ dannoso del pet-coke per la salute e per l’ambiente. In compenso emette un po’ meno CO2, forse.

Vanno fatte due considerazioni, innanzitutto: il Pet Coke è noto per le forti criticità ambientali e rischi sanitari connessi al suo utilizzo [1] [2], dunque se anche il CSS fosse realmente migliore, questo non può essere di grande consolazione, a meno che sia  SOSTANZIALMENTE migliore.

In secondo luogo, va ribadito che la sostituzione del Pet Coke è parziale (45%), Pet Coke e CSS verranno utilizzati insieme; quindi, non ha molto senso chiedersi se sia peggio l’uno o l’altro in quanto l’inquinamento prodotto sarà conseguenza dell’impiego di entrambi (coincenerimento).

Bruciare rifiuti oltre ai combustibili tradizionali, secondo alcuni studi, può ridurre la CO2 (dell’8% circa, a fronte del 55% richiesto dall’Europa entro il 2030) ma peggiora le emissioni di metalli pesanti e altri inquinanti, come rivelano 5 su 6 degli studi citati qui sotto, ed influenza negativamente la qualità della combustione [3] [4] [5].

Va sottolineato che la CO2 è dannosa per il clima ma non per la salute delle persone come invece sono i metalli pesanti, tossici e cancerogeni per l’organismo umano.

E a proposito di metalli pesanti e CSS, a seguito di una sperimentazione necessaria a definire un Protocollo di conformità del CSS, Arpa Piemonte concludeva:

“L’analisi del CSS dimostra invece una incertezza estesa generalmente più elevata di quella determinata sul materiale di riferimento, a testimonianza del contributo della disomogeneità dello stesso CSS quale componente d’incertezza, contributo che può essere preponderante nel caso di metalli quali il rame”…“Sono emersi risultati importanti. Innanzitutto si è scoperto che, data l’estrema eterogeneità del CSS, devono ancora essere approfonditi gli aspetti di controllo analitico dello stesso”…”per evitare contaminazioni da metalli (cadmio, nichel, cromo..).

Lo studio ha adottato un metodo”…”che può essere considerato sostitutivo e più cautelativo di quanto dispone il decreto ministeriale del 2013”. [6]

C’è da dire poi che non emergono evidenti benefici nemmeno dallo Studio del Politecnico di Milano [7], commissionato da AITEC (associazione dell’industria cementiera) che nelle sue conclusioni relative all’utilizzo di combustibili alternativi, afferma: “l’incremento della sostituzione…non determina apprezzabili variazioni”, “i valori emissivi rilevati…non risultano significativamente diversi”, “non si rilevano correlazioni evidenti tra le concentrazioni al camino e l’aumento della sostituzione termica”.

Nella Pubblicazione non viene fatta una analisi delle emissioni in base alle diverse tipologie di rifiuti (e rispettive percentuali) che compongono il CSS. Riteniamo che bruciare carta, plastica o pneumatici abbia conseguenze diverse. Inoltre, lo studio del Politecnico mette a confronto  la combustione senza rifiuti e quella con rifiuti ma raccogliendo i dati di impianti diversi e non comparando le emissioni prodotte da uno stesso impianto nelle due differenti modalità d’esercizio.

Cosa che è avvenuta nel 2006 a Galatina, quando la Colacem dovette interrompere la sperimentazione del coincenerimento di rifiuti “a causa dello sforamento dei limiti di emissioni” del COT (Carbonio Organico Totale), “risultato sistematicamente più elevato (3-4volte) del valore massimo consentito”.

La Provincia di Lecce nella sua relazione tecnica affermava: “non solo la combustione risulta più controllabile in assenza di co-incenerimento di CDR  (Combustibile Derivato da Rifiuti), ma lo stesso rischio ambientale risulta ampiamente più contenuto”. [8]

Anche a Monselice, nel 2017 intervenne la Provincia bloccando il procedimento per l’autorizzazione all’utilizzo del CSS da parte della Cementi Zillo in quanto dai dati forniti dal Movimento Civico ‘Cambiamo Aria’ emerse che il CSS conteneva 400 volte più Cloro del Pet Coke, aumentando considerevolmente il rischio Diossina (di cui il Cloro è precursore). [9]

Altra esperienza significativa è stata quella di Barletta, quando nel 2009 le emissioni di inquinanti del cementificio Buzzi Unicem subirono un incremento da 2 a 4,5 volte maggiore rispetto al normale esercizio, aumentando il coincenerimento. [10]

Infine, uno Studio del 2018 prende in esame prende in esame le emissioni scaturite dall’incremento della quantità di rifiuti coinceneriti nella cementeria Italcementi di Calusco d’Adda (periodo 2008- 2014):                                                                               “L’utilizzo di nuovi combustibili ha aumentato le emissioni di molti inquinanti, in particolare l’anidride solforosa (SO2) +525%, polvere + 271%, metalli pesanti +600% e policlorobifenile (PCB) +60%, che può avere effetti significativi sulla salute umana”.

“ARPA segnala che, a seguito della parziale sostituzione del petcoke con i rifiuti, la qualità dell’aria nel comune di Calusco d’Adda è basso, con diverse violazioni degli standard di qualità dell’aria dal 2008, principalmente relative al particolato e all’ozono”. [11]

 

[1] M.L. Bosco et al., Case study: inorganic pollutants associated with particulate matter from an area near a petrochemical plant, 2005                                                                                                                                                                                                            [2] Legambiente, Report L’emergenza ambientale e sanitaria di Gela, 2006                                                                                        [3] Genon e Brizio, Perspectives and limits for cement kilns as a destination for RDF, 2008                                                              [4] L. K. Nørskov et al., Combustion  of solid alternative fuels in the cement kiln burner, 2012                                                          [5] Nielsen et al., High-Temperature Release of  SO2 from Calcined Cement Raw Materials,2011                                                      [6] https://www.arpa.piemonte.it/approfondimenti/territorio/cuneo/CSS                                                                                              [7] Cernuschi S. et al., Implicazioni ambientali dell’utilizzo di combustibili alternativi derivati da rifiuti nella produzione di cemento, 2014                                                                                                                                                                                                    [8]https://www.galatina.it/sites/default/files/attachments/2020/documentosindaciacommissioneregionale26062013.pdf    [9] https://www.padovanabassa.it/diossine-furani-pcb-nel-parco-colli-normale/                                                                          [10] http://www.zerowasteitaly.org/documenti/barletta/DICIAULA.pdf (zerowasteitaly.org)                                                          [11] https://zerowasteeurope.eu/wp-content/uploads/2019/11/zero_waste_europe_cs_calusco_dadda.pdf (zerowasteeurope.eu)