Una rete di 60 comitati chiede Al Ministro dell’Ambiente l’abrogazione del Decreto Clini per non bruciare più rifiuti nelle cementerie

Una rete di 60 associazioni e comitati ecologisti presenti in 14 regioni chiede l’abrogazione del “Decreto Clinidel 2013, anomalia italiana nel panorama europeo, che  consente  alle cementerie italiane di bruciare rifiuti utilizzando il CSS come combustibile.

Questa pratica,  non è affatto un ‘contributo’ alla gestione dei rifiuti, e non può configurarsi come la ‘chiusura del ciclo’. Essa non rappresenta neanche una soluzione migliorativa riguardo all’inquinamento da Co2 prodotto dagli impianti di produzione del cemento. Un cementificio che brucia rifiuti o loro derivati insieme al petcoke, ha un volume di inquinanti gassosi 3-4 volte maggiore rispetto a un termovalorizzatore. E i cementifici non possono di colpo mascherarsi da inceneritori, perché non sono attrezzati per quella funzione”. Il documento evidenzia che “la combustione di rifiuti nei cementifici, al confronto con gli inceneritori dedicati, comporta maggiori emissioni di metalli pesanti: mercurio, cadmio, tallio e piombo. Senza poi considerare le emissioni dei composti organici persistenti, i policlorobifenili, le diossine e altri composti tossici”.

Fra i destinatari della lettera c’è pure il ministro della Salute al quale viene segnalato che “quasi tutti gli studi hanno dimostrato relazioni significative tra esposizioni alle emissioni dei cementifici e patologie, non solo respiratorie ma anche cardiovascolari. Si è dimostrato che nelle popolazioni esposte vi è un accumulo di metalli pesanti, con effetti negativi sui più fragili, bambini e anziani, con possibili danni addirittura trans-generazionali, come nel caso del mercurio”. I comitati di mezza Italia ricordano che “nella grande maggioranza dei casi, nessuna indagine epidemiologica viene effettuata”. Eppure, dicono i firmatari, ci sono impianti “situati a pochi chilometri dai centri abitati, se non addirittura all’interno di essi, dove le polveri sottili ricadono e ristagnano, contaminando aria e terreni”. I 60 comitati evidenziano che prima di arrivare al danno si devono valutare gli impatti e l’incidenza sull’ambiente e sulla salute di intere comunità, perché l’aria e l’acqua e il suolo sono beni comuni fondamentali.

Rassegna stampa della lettera condivisa dai 60 comitati di 14 regioni italiane:

rifiutizeroumbria.com ecostiera.it augustanews.it salutepubblica.net medicinademocratica.org piacenzasera.it noha.it merateonline.it

Stop ai rifiuti nei cementifici. La lettera dei comitati italiani al governo

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di Luca Martinelli — 26 Gennaio 2021 – ALTRECONOMIA

Sessanta associazioni hanno scritto una lettera all’esecutivo per chiedere l’abrogazione del “Decreto Clini” che dal 2013 permette di incenerire i rifiuti negli impianti del cemento. Il “tasso di sostituzione calorica con combustibili di recupero” è oggi al 20,7%, una pratica lontana dal pacchetto europeo sull’economia circolare. Le imprese cementiere vogliono continuare. In Italia dalla primavera del 2013 è possibile bruciare rifiuti, trasformati in CSS (Combustibili solidi secondari), negli impianti per la produzione di cemento. È un lascito di Corrado Clini, ministro dell’Ambiente nel governo guidato da Mario Monti. Tra il 2017 e il 2019, il volume complessivo di CSS bruciati nei forni è cresciuto del 32%, fino a oltre 282mila tonnellate. Il 23 gennaio 2021, però, 60 tra comitati e associazioni hanno scritto una lunga lettera al ministro dell’Ambiente uscente, Sergio Costa, e a quello della Salute, Roberto Speranza, per chiedere l’abrogazione del “Decreto Clini”.

I firmatari della lettera arrivano da Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto e Umbria. Rappresentano il fronte dei comitati che da decine di anni si occupano di salute e ambiente nei territori schiacciati dall’industria del cemento, i cui stabilimenti (nel 2019 erano attive 27 cementerie) in alcuni casi si trovano inglobati nei centri urbani o in aree peculiari dal punto di vista ambientale, come la “conca eugubina“.

L’Italia, sostengono i firmatari, dovrebbe intervenire alla luce dell’ultimo “Decreto di recepimento del pacchetto europeo sull’Economia circolare” (Waste framework directive 2018/851), quello del 3 settembre 2020, che “esclude il recupero ‘energetico’ e considera recupero soltanto quello di materia prima-seconda”. Questo significa, in pratica, che qualunque tipo di rifiuto o CSS da incenerire o co-incenerire è assolutamente fuori luogo né può essere considerato uno strumento di economia circolare.