Assegnato alla pediatra Annamaria Moschetti il premio “Ambientalista dell’anno”

Annamaria Moschetti è una pediatra di Taranto che da 30 anni si occupa delle
malattie dei bambini causate dall’inquinamento ambientale.

Ha vinto il premio «Ambientalista dell’anno» di Casale Monferrato.

NB: Questa intervista di Mauro Ravarino e’ apparsa su Extra Terrestre, inserto de Il Manifesto

dell’ 8 dicembre 2022. E’  riprodotta qui (con il gentile benestare della redazione)

come dimostrazione del contributo  che medici consapevoli possono dare alla causa dell’ ambiente.   

Dice di avere fatto «solo il proprio dovere». Farlo, però, a Taranto – considerata dal recente
Rapporto del Consiglio per i diritti umani dell’Onu una «zona di sacrificio» (termine ripreso
dalla Guerra fredda e che ora identifica quelle comunità che soffrono un’emblematica
ingiustizia ambientale a causa di un’esposizione estrema alle sostanze tossiche) – non è
qualcosa di rituale.

Annamaria Moschetti è una pediatra, si occupa delle malattie d’inquinamento che colpiscono                                                                    i più piccoli ed è l’Ambientalista dell’anno 2022.  Ha ricevuto
a Casale Monferrato (Alessandria) il Premio Luisa Minazzi, promosso – all’interno del
Festival della virtù civica – da Legambiente e dalla rivista La Nuova Ecologia insieme al
Comitato organizzatore composto da esponenti di diverse associazioni della cittadina
piemontese.

Moschetti è responsabile per le malattie dei bambini legate all’inquinamento
per l’Associazione culturale Pediatri (Acp), sezione di Puglia e Basilicata, fa parte del
Gruppo Ambiente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) ed è presidente della
Commissione per l’ambiente dell’Ordine dei medici di Taranto.

Giunto alla sedicesima edizione, il Premio Luisa Minazzi – attivista e dirigente scolastica  stroncata nel 2010 dal mesotelioma pleurico – vedeva tra i finalisti, oltre alla dottoressa   originaria di Palagio (Taranto), Valentina Fiore (responsabile amministrativo della cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra), la cooperativa agricola calabrese Iris (nata come proprietà  collettiva per coltivare biologico, creare lavoro per donne e persone svantaggiate), Anna Cogo
(multinational engagement manager dell’ente no profit B Lab), il comitato spontaneo Parco
di Centocelle (che ha impedito che l’area diventasse una discarica a cielo aperto), Toni
Farina (ha proposto di istituire una Montagna Sacra per il Gran Paradiso nell’anno del
centenario del Parco), Renato Nitti (procuratore della Repubblica di Trani che ha condotto
alcune delle principali inchieste che hanno coinvolto grosse ditte di smaltimento di rifiuti),
Cerossini (prima comunità energetica rinnovabile della Regione Marche).

Hanno partecipato alla consultazione online oltre 4 mila votanti da tutta Italia.

Dottoressa Moschetti, che effetto le ha fatto da tarantina vincere il premio di
Ambientalista dell’anno 2022 a Casale Monferrato, città martire dell’Eternit?

Sono rimasta profondamente colpita dall’esperienza di lotta di Casale che ha trasformato
un evento così tragico in un momento di riflessione collettiva, istituendo il Festival della
Virtù Civica e il Premio Ambientalista dell’anno. Io, per quanto mi riguarda, sento di avere
fatto solo il mio dovere di medico. So con certezza che alcune patologie mediche richiedono
cure politiche e che quindi l’azione di un medico non può risolversi nella cura dei sintomi,
ma deve intervenire sui fattori che determinano le malattie e incidono sullo stato di
benessere. Se alla fine dell’800 i bambini morivano prevalentemente di malattie infettive,
adesso la situazione è cambiata: oggi assumono sempre maggiore importanza le malattie
collegate al contatto con le sostanze chimiche.

Cosa significa fare la pediatra a Taranto?

Sono stata pediatra di famiglia per più di 30 anni, ora invece sono presidente della
Commissione per l’ambiente dell’Ordine dei medici di Taranto e non mi occupo più dei
singoli bambini ma delle patologie ambientali, tema che affronto anche con il gruppo
dell’Acp Pediatri per un mondo possibile. Taranto, dove insiste la più grande acciaieria
d’Europa, è un sito di interesse nazionale per le bonifiche; l’Onu, che ha pubblicato un
rapporto sul diritto a un ambiente salubre e sostenibile in cui le persone possono vivere ha
definito l’esistenza nel mondo di «zone di sacrificio», dove comunità soffrono
un’esposizione estrema all’inquinamento e il sacrificio vissuto dalle popolazioni è «una
macchia sulla coscienza collettiva dell’umanità». Tra queste Taranto.

E quali sono le malattie che più incidono?

Gli studi scientifici, a partire dalla perizia medico epidemiologica ordinata dal gip Patrizia
Todisco nel processo Ambiente Svenduto, hanno dimostrato un rapporto di causa ed effetto
tra le emissioni industriali e morte e malattia nella popolazione, per i bambini un eccesso di
malattie respiratorie e anche di tumori. È stato, inoltre, documentato dallo studio Sentieri
un eccesso di malformazioni. A Taranto ci sono alcune specificità: le donne, nel loro latte,
hanno un eccesso di diossine rispetto a un gruppo di controllo della provincia e una di
queste, secondo l’Istituto superiore di sanità, può essere considerata un marker di attività
industriali di tipo metallurgico. Sappiamo che le diossine e molti inquinanti in ambiente
sono sostanze cancerogene e anche neurotossiche. Ci sono due studi che hanno mostrato
una riduzione di quoziente intellettivo nei bambini che vivono in aree della città più vicine
agli impianti dell’Ilva. E ci sono casi di iperattività, disturbi dell’attenzione e del
comportamento sociale anche associati alla presenza di piombo ematico. Pur in assenza di
un nesso di causa e di effetto, a oggi dimostrato, di questi disturbi del neurosviluppo con le
emissioni dell’impianto siderurgico, in ossequio al principio di precauzione, è urgente porre
un correttivo interrompendo l’immissione in ambiente delle sostanze neurotossiche.

Come si dovrebbe intervenire e come risolvere quella diatriba lavoro-salute che
in anni passati aveva caratterizzato anche le cronache di Casale?

Come medico ritengo che la vita degli individui sia il valore che vada tutelato prima di tutto.
Come dissi da un palco «la vita di un solo bambino vale quanto l’acciaio di tutto il mondo»,
nessuno può essere sacrificato alla produzione. Come Ordine dei Medici abbiamo inviato
alle autorità una position paper in cui chiediamo, come principio di precauzione, di
sospendere immediatamente l’immissione in ambiente di sostanze tossiche. Non ci sono, al
momento, le garanzie di una produzione che non danneggi la popolazione in considerazione
anche dell’incremento previsto di produzione dell’acciaio. Casale è riuscita a portare avanti
una bonifica avanzata, così Taranto ha il diritto di tirare un sospiro di sollievo e di liberarsi
dalla preoccupazione delle malattie. È il compito non facile ma doveroso delle autorità
politiche, in fondo la politica è una medicina su larga scala. Ed è un impegno per le future
generazioni.

Questo suo impegno medico e politico ha radici lontane, quando ha deciso di fare
la pediatra?

Mi sono iscritta a Medicina nel 1974, mi piaceva come scienza umana. Sono diventata
pediatra ricordando il mio pediatra, da cui, quand’ero piccolina, mi sentivo curata. Era una
bella figura e sono stata contenta quando mi è capitato un bambino di cinque anni che mi
disse che voleva fare il pediatra. Mi è sembrata una trasmissione trans-generazionale della
fiducia medica.

Quali sono i prossimi impegni?

Continuiamo a occuparci della situazione dei bambini tarantini e siamo a fianco della
popolazione. Dal punto di vista ambientale, stiamo organizzando come gruppo Pediatri per
un mondo possibile con la Fimp dei corsi sui danni dovuti al contatto da plastica, progetto di
cui sono referente nazionale. E a Taranto, nel quartiere dei Tamburi a ridosso della fabbrica,
sto seguendo la realizzazione di un giardino pubblico con piante in grado di intercettare
inquinanti e con un piccolo punto lettura rivolto ai più piccoli.