Osservazoni del comitato no CSS nelle cementerie

IL SONNO DELLA POLITICA, INCAPACE DI IMMAGINARE FUTURO, GENERA MOSTRI

 

Produrre energia con l’ inceneritore non conviene

Se la somma spesa per costruire un inceneritore di rifiuti  fosse investita in generatori eolici o solari, si produrrebbe molte volte più energia a un costo d’esercizio molto inferiore. Infatti, si risparmierebbero tutte le spese per trasporto, trasformazione, filtri, sistemi di monitoraggio delle emissioni, e smaltimento degli scarti.

L’ energia rinnovabile solare, eolica, o idroelettrica  costa meno di qualunque altra fonte di energia, compresi gli inceneritori di rifiuti. Inoltre, non causa danni alla salute e al clima perché’ non emette né sostanze cancerogene né CO2. Le ricerche lo dimostrano ripetutamente e tutti gli specialisti concordano su questo punto.[1]

Più aumentano i costi dell’ energia fossile, più l’ energia rinnovabile diventa un buon investimento per chi la produce e un risparmio per la comunità. La spesa per l’energia eolica e solare è costituita quasi al 100% dal  costo dell’ investimento: dopo tutto, non c’è bisogno di carburante.  Pertanto, il costo dell’ energia eolica e solare è quasi immune da inflazione.

Recuperare rifiuti  e ridurre gli sprechi genera maggior benessere economico che bruciarli

Questo è  intuitivo, e tutte le economie mature vanno in tale direzione. In Gran Bretagna dal 1° ottobre 2023 è vietato impiegare plastica per le confezioni monouso degli alimenti da asporto. L’ Europa non finanzia inceneritori.[2] Risparmio, recupero, riuso , riciclo , riparazione, sono la risposta economica alla crisi ambientale. Infatti, generano sicuramente più occupazione di un inceneritore. I risparmi (di materiale ed energia)  potranno finanziare attività di sviluppo, come educazione e sanità.

La proposta dell’inceneritore contrasta con le reali necessità e con  l’autentica vocazione dell’Umbria, che dovrebbe e potrebbe diventare un laboratorio di innovazione verso la reale green economy promossa dalle politiche dell’UE. Solo questa scelta giustificherebbe la promozione del “cuore verde d’Italia” che viene fatta oggi sui mass media: un vergognoso green washing messo in scena dall’ amministrazione regionale, per coprire una disastrosa politica ambientale che va invece in direzione contraria: tesa al consumo di suolo e delle risorse naturali, a dare mano libera ad industrie obsolete che sviliscono il paesaggio e il patrimonio artistico, e che producono da decenni un pericolosissimo inquinamento delle matrici ambientali. Il sonno della politica, incapace di concepire un futuro, produce mostri.

Chi vuole gli inceneritori ?

  • chi ha fatto dei rifiuti un business: trasformatori, trasportatori che li spostano da un luogo all’altro: i rifiuti dovrebbero essere trattati secondo il principio di prossimità [3]
  • l’ industria degli imballaggi di plastica monouso e i loro principali utilizzatori: i supermercati
  • le aziende municipali o privatizzate che costruiscono e gestiscono il ciclo dei rifiuti

Da due scelte sbagliate non può uscirne una giusta. Infatti, chi vuole gli inceneritori non dice che bruciare i rifiuti sia più economico che riciclarli o ridurli. Dicono semplicemente che è più facile, per loro.

Secondo il responsabile degli investimenti di Deutsche Bank, il cambiamento climatico deriva dall’ esserci dimenticati, negli ultimi 150 anni, di includere  il valore della natura nelle nostre decisioni di investimento.[4]

Chiediamo che i rappresentanti eletti scelgano tecnologie amiche dei cittadini e rispettose dell’ ambiente, e respingano investimenti che, in nome del profitto,  recano offesa alla incolumità pubblica e al pianeta.

La capacità di incenerimento degli impianti attualmente operativi in Europa era sovrabbondante già nel 2020 per 60 milioni di tonnellate.  Ciò non ostante la Regione Umbria vorrebbe costruirne uno altro. Zero Waste Europe chiede una moratoria europea sui nuovi inceneritori, specialmente quelli in progetto in Italia: Lazio, Umbria, e Sicilia.

Il governo della comunità e del territorio è innanzitutto governo dei beni comuni e del bene comune

 

 

 

Prodotto e stampato in proprio con tecniche digitali a cura del COMITATO NO CSS NELLE CEMENTERI DI GUBBIO  https://nocssnellecementerie.org

 

NOTE

[1] Nell’ ottobre 2023 i prezzi sul mercato europeo dell’elettricità sono aumentati, con alcuni prezzi orari che hanno superato i 200 euro/MWh. L’aumento è stato determinato dall’incremento dei prezzi del gas e della CO2. Il recente Energy Transition Outlook di DNV stima il costo dell’eolico off-shore e del solare con accumulo a poco meno di 50 euro/MWh. I governi del nord Europa indicano 15 euro/MWh come costo della rete elettrica off-shore. Con i costi di trasporto della rete nazionale e la rete off-shore, si arriva a costi di circa 9-10 centesimi/kWh. Con questi costi, l’energia elettrica è ancora 6 volte più economica della benzina.  E quell’energia non diventera’ improvvisamente più costosa, perché si produce sul luogo e non c’è combustibile da importare. ( https://www.dnv.com/ )

[2] https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2021-001543-ASW_IT.html

[3] Cioè percorrere meno chilometri possibile. Invece i rifiuti sono spesso trasferiti da comune a comune, da regione a regione o  da un continente all’ altro

[4] M. Mueller, Chief Investment Officer d Deutsche Bank https://www.deutschewealth.com/en/insights/sustainability/biodiversity/markus-mueller-on-natural-capital.html