La frode del riciclaggio della plastica

Da qualche anno compaiono  con crescente frequenza sulle PRINCIPALI RIVISTE MEDICHE MONDIALI articoli scientifici che mostrano una relazione tra tumori e plastica.  La plastica (sotto forma di microplastica ingerita, o di residui aerei di plastica combusta, oppure di additivi dispersi nell’ ambiente e negli alimenti)  e’ frequentemente citata tra le cause di  tumore. La sua presenza sempre piu’ ubiqua contribuisce a spiegare  l’ aumento di tumori, particolarmente  in eta’ precoce.

 

Che la plastica sia una tragedia ambientale e’ ben noto. Tra il 1950 e il 2021, l’umanità ha prodotto 11 miliardi di tonnellate di plastica vergine. Solo circa 2 miliardi di tonnellate sono ancora in uso. Il resto sono rifiuti, cosi’ suddivisi: 7 miliardi in discarica, nell’ambiente, o negli oceani; 1 miliardo riciclato, cioe’ fuso e poi ristampato in atri oggetti, e 1 miliardo e mezzo incenerito.

I governi di dieci  degli Stati Uniti hanno citato in giudizio le grandi societa’ petrolifere per aver consapevolmente negato il cambiamento climatico, chiedendo alla corete di condannarle a pagare i danni.

Ogni anno buttiamo via 188 milioni di tonnellate di plastica. Al ritmo attuale, nel 2040 saranno 380. Dieci anni dopo, secondo l’università di California Davis,  i rifiuti di plastica saranno circa 600 milioni ogni anno, e di questi un terzo  -ovvero 181 milioni di tonnellate- imballaggi monouso.

 

Nonostante sappiano da tempo che il riciclo della plastica non è né tecnicamente né economicamente sostenibile, le aziende petrolchimiche – da sole e attraverso le loro associazioni di categoria e gruppi di pressione – , si sono impegnate in campagne fraudolente di marketing e di educazione del pubblico volte a ingannare l’opinione pubblica sulla praticabilità del riciclo della plastica come soluzione ai rifiuti plastici.

Questi sforzi hanno efficacemente protetto e ampliato i mercati della plastica, bloccando al contempo l’azione legislativa o normativa che avrebbe potuto affrontare in modo efficace i rifiuti di plastica e l’inquinamento.

 Le aziende produttrici di combustibili fossili e di altri prodotti petrolchimici hanno usato la falsa promessa del riciclo della plastica per aumentare esponenzialmente la produzione di plastica vergine negli ultimi sessant’anni, creando e perpetuando il fenomeno del riciclaggio, la crisi globale dei rifiuti di plastica e imponendo costi significativi alle comunità che sono costrette a pagarne le conseguenze.

Quelle aziende dovrebbero essere ritenute responsabili per la loro campagna di inganno, proprio come i produttori di tabacco, amianto, oppioidi, diserbanti e altri prodotti chimici tossici che hanno messo in atto schemi simili. Il presente rapporto getta le basi per tale affermazione.

da: LA FRODE DEL RICCLAGGIO DELLA PLASTICA (citazione da : Center for Climate Integrity, February 2024, Introduction)

In alcuni casi la posizione delle aziende e’ aggravata dal fatto che guadagnano due volte: la prima producendo il materiale inquinante, la seconda vendendo la soluzione al problema. Per esempio la Bayer vende sia l’ erbicida a base di Glifosato, considerato cancerogeno, che le terapie  chemioterapiche per curarlo.  Il caso dei produttori di plastiche e’ ancora piu’ plateale, perche’ il rimedio proposto, cioe’ rifondere la plastica per farne altra plastica, non cura affatto il problema. Percio’ la plastica,ribattezzata CSS,  viene smaltita bruciandola come combustibile negli inceneritori o nei cementifici.   Produttori di plastica e gestori di rifiuti stanno avvelenando l’ umanita’ e seppellendo il  Pianeta sotto una montagna di imballaggi monouso.

 

 

 

La plastica non e’ evidentemente il solo fattore inquinante che reca danno alla salute. Tuttavia, essa  consente di razionalizzare l’ esperienza  che ciascuno di noi vive quotidianamente in modo sensibile.

Ciascuno di noi  maneggia ogni giorno  oggetti di plastica  di uso comune. Molti di questi vengono gettati ovvero “riciclati”, non prima che il cittadino abbia dibattuto tra se’ o in famiglia sul modo corretto di disporne.

Tuttavia le nostre  buone intenzioni  ammontano a una inutile farsa, perche’ solo il 10%  della plastica e’ in realta’ riciclato. Il resto si butta o si brucia e, ad onta delle nostre  buone intenzioni, torna come un boomerang nell’ ambiente che pratichiamo o nell’ aria che respiriamo . Cosi’ oltre alla beffa  c’e’ anche il danno di respirare i fumi della plastica che abbiamo speso tempo e sforzi illudendoci di compiere una buona azione per l’ ambiente.

 

NB: tipi di plastica

Plastica che non e’ mai riciclabile: polimeri termoindurenti, gomma vulcanizzata.

Plastica che si puo’ riciclare solo con sé stessa : PET  (es: le bottiglie di Coca Cola e acqua San Pellegrino) e HDPE le bottiglie trasparenti comuni)  possono essere fuse separatamente e riutilizzate ma non piu’ di una volta, perche’ la plastica rifusa perde le sue caratteristiche fisiche. Percio’  i materiali devono essere identificati e fusi  separatamente, a un costo che quasi sempre eccede il prezzo della materia plastica vergine.