Tra il 1950 e il 2021, l’umanità ha prodotto 11 miliardi di tonnellate di plastica vergine. Solo circa 2 miliardi di tonnellate sono ancora in uso. Il resto sono rifiuti, cosi’ suddivisi: 6 miliardi in discarica, nell’ambiente, o negli oceani; 1 miliardo riciclato, cioe’ fuso e poi ristampato in atri oggetti, e 1 miliardo e mezzo è stato incenerito.

Ogni anno buttiamo via 188 milioni di tonnellate di plastica. Al ritmo attuale, nel 2040 saranno 380. Dieci anni dopo, secondo l’università di California Davis,  i rifiuti di plastica saranno circa 600 milioni e di questi un terzo  -ovvero 181 milioni di tonnellate- imballaggi monouso. [1]

Stiamo seppellendoci nella plastica. Un gruppo di scienziati delle universita’ di California a Santa Barbara e Berkeley ha messo a punto un algoritmo che consente di calcolare l’effetto di diverse politiche per ridurre la plastica in circolazione. Si chiama Global Plastic Policy Tool ed e’ un sito interattivo, liberamente accessibile a https://global-plastics-tool.org/#about.

 

Bruciare rifiuti non e’ ne’ piu’ efficiente ne’ piu’ pulito che bruciare carbone: In Gran Bretagna hanno calcolato che un inceneritore di rifiuti rilascia piu’ CO2, per kilowatt ora generato, che  una centrale a carbone. Le autorita’ dello stato di New York hanno misurato le emissioni di piombo, cadmio e mercurio dall’ inceneritore: sono fino a 14 volte superiori  alle analoghe emissioni da una centrale a carbone.

Come liberarsi dalla plastica che sta sommergendo il mondo intorno a noi e’ solo meta’ della questione. L’ altra meta’ e’ come liberarsi dei suoi effetti dentro noi stessi. E, in subordine, come liberarci della plastica fuori senza causare ulteriori danni dentro.

La risposta ormai  è nota: dobbiamo usare molto meno oggetti di plastica,  impiegarli solo dove non possono esser usati altri materiali, o altre soluzioni, e progettare il “fine vita “per ciascuno di essi.

I  paesi evoluti vanno in quella direzione. Per esempio, lo stato della California ha proibito la produzione, la vendita e l’uso  di  contenitori di PVC e di additivi PFAS[2] . A patire dal 1° gennaio 2026, saranno proibite le bottiglie in polietilene tereftalato opaco o pigmentato (bottiglie rigide come i boccioni, bottiglie  colorate per bibite, e tappi), e gli imballaggi in plastica rigida contenenti polietilene tereftalato glicole o PET, tra cui le bottiglie dell’acqua che acquistiamo al supermercato.

Il 17 gennaio 2024, il Parlamento europeo ha adottato una direttiva per limitare le affermazioni di greenwashing. La direttiva vieterà le affermazioni “ambientali” senza prove. Nell’UE saranno consentiti solo i marchi di sostenibilità basati su schemi di certificazione ufficiali o stabiliti da autorità pubbliche e non potranno essere utilizzate indicazioni come ecologico o biodegradabile senza prove. Anche le compensazioni delle emissioni (crediti di carbonio) non potranno essere utilizzate per dichiarare la neutralità climatica o altre affermazioni correlate.  Gli Stati membri dell’UE avranno due anni per incorporare la direttiva nella legislazione nazionale.

 

 

Negli ultimi anni sono aumentate le pubblicazioni che segnalano relazioni tra plastica e tumori. La plastica soffoca il pianeta, ma se cerchiamo di liberarcene bruciandola soffoca anche noi. Per esempio, nell’ Editoriale del giugno 2023 di eClinical Health, costola della piu’ prestigiosa tra le riviste mediche The Lancet, si legge:

Sebbene il riciclaggio abbia un ruolo chiave, è stato dimostrato che questo processo potrebbe peggiorare il problema delle microplastiche. Inoltre, gli attuali sistemi di riciclaggio non sono in grado di gestire l’enorme volume globale di plastica prodotta e di solito si affidano all’esportazione di rifiuti plastici dai paesi ad alto reddito a quelli a basso reddito, con esportazioni illegali e discariche ormai diffuse.[3]

Studi recenti rivelano che di plastica cominciamo ad ammalarci ancor prima di disfarcene.

Scientific Reports, edito dalla rivista NATURE, e’ il quinto più citato giornale scientifico del mondo. il 17 aprile 2023  ha pubblicato l’articolo di alcuni scienziati coreani intitolato  Le microplastiche di polipropilene promuovono lo sviluppo di metastasi nel tumore al seno. Ecco un estratto:  

 

Questo studio ha valutato l’effetto del polipropilene MPS (PPMPs) sulle cellule di cancro al seno umano. Abbiamo scoperto che quantità moderate di PPMP accelerano significativamente il ciclo cellulare delle cellule tumorali e aumentano la secrezione di interleuchina 6 (IL-6) nelle linee cellulari di cancro al seno umano MDA-MB-231 e MCF-7(…)  Di conseguenza, l’esposizione cronica ai PPMP può aumentare il rischio di progressione del cancro e di metastasi.[4]

Un altro articolo pubblicato dal citato The Lancet  il 10 agosto 2023 spiega:

L’approvazione da parte dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA) degli Stati Uniti di carburanti derivati dai rifiuti plastici, nonostante le stime scioccanti sul rischio di cancro associato, sta facendo notizia e suscitando l’allarme di scienziati e legislatori. L’ approvazione fa parte dello sforzo dell’agenzia di identificare alternative ai combustibili fossili e di utilizzare l’enorme e crescente sovrabbondanza di rifiuti plastici nel mondo. Ma gli scienziati dell’EPA hanno concluso che l’esposizione nel corso della vita a uno specifico carburante per aerei a base di plastica potrebbe causare il cancro in una persona su quattro.[5]

 

L’editoriale di The  Lancet citato prima conclude: Maggior ricerca e’ necessaria sui rischi che l’ inquinamento della plastica pone agli umani, ma sappiamo quanto basta per caprie che cambiare e’ necessario, urgentemente. 

La ricerca mondiale su plastica e tumori è ampia, anche se recente, ma in Italia ?

Il polietilene è stato inventato da Giulio Natta, che per questo vinse il premio Nobel nel 1963. Grazie a una partnership pubblico-privata di successo, negli anni ’80 MONTEDISON è diventata il più grande produttore mondiale di polipropilene e uno dei principali produttori europei di polistirene, gomme fluorurate e gomme etilene-propilene.

Anche il genio italiano della meccanica ci ha messo lo zampino. La societa’  IMA, di Ozzano Emilia,  è leader mondiale nella produzione di macchine automatiche per l’imballaggio monouso. La principale materia prima dell’imballaggio è la plastica, nelle sue varie formulazioni, e  IMA e’ il motore pulsante della Packaging Valley.

Gli alimenti confezionati sono un’ altra voce fondamentale nell’esportazione del Belpaese. Tuttavia, gli imballaggi all’italiana sono sempre meno compatibili con le leggi europee sui rifiuti plastici.

La crescente distanza tra le leggi italiane ed europee  in materia di trattamento dei rifiuti plastici  sta mettendo l’ Italia  in un angolo.  Sconsiderati decreti emanati dal ministero dell’ ambiente tra il  1997 (decreto Ronchi) e il 2021 (decreto Cingolani) hanno incoraggiato cio’ che in Europa si andava vietando. Nel 2023 due sentenze del Consiglio di Stato hanno smentito le interpretazioni eccessivamente liberali  che ministeri e amministrazioni regionali hanno  dato di quei decreti.[6]

D’ altra parte  gli europarlamentari italiani riescono per ora a strappare qualche deroga alla  Commissione Europea, che mira invece a ridurre i rifiuti da packaging, puntando su riutilizzo, deposito cauzionale e un processo di riciclo che preveda maggiore responsabilità da parte delle imprese produttrici di quei contenitori.[7]

Un tentativo di uscire dall’angolo consiste nel trovare impieghi alternativi per i rifiuti di plastica, di cui siamo ormai invasi. Tra quegli usi, il piu’ comune e’ il combustibile. La principale industria energivora rimasta  in Italia è il cemento.  Tradizionalmente i cementieri bruciavano pet-coke, ma la crescente abbondanza di rifiuti, in particolare  plastici, ne ha fatto un’alternativa redditizia: bruciando plastica, i produttori di cemento risparmiano sul pet-coke e guadagnano distruggendo i rifiuti.

L’alleanza tra plastica e cemento si regge anche su una affinità comune per la CO2.  Secondo il rapporto CALSPEC[8] nel 2019 le materie plastiche hanno generato 1,8 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra (GHG), pari al 3,4% dei GHG globali (più della percentuale di C02 apportata dall’industria aeronautica mondiale). D’ altra parte, se l’ industria mondiale del cemento fosse un paese, sarebbe il terzo maggior generatore di CO2 dopo USA e Cina. Per ogni tonnellata di cemento prodotta, si rilascia quasi una tonnellata di CO2 in atmosfera. Come stupirsi se cementieri e plasticari sono sulla stessa sponda del fronte negazionista ?

La popolazione di Gubbio, che vive all’ ombra di due cementifici, e’ spaventata da una  incidenza di tumori ritenuta anomala, e in eta’ sempre piu’ precoce. Ma la Regione Umbria ha smesso di finanziare il registro tumori nel 2018 e, non ostante ripetuti annunci, non lo ha ancora ripristinato.  I comitati ambientali eugubini hanno chiesto invano al Sindaco uscente di finanziare una analisi epidemiologica georeferenziata per stabilire  se esita un nesso tra le due cementerie e la elevata incidenza di tumori stimata.

Eccoci qui: Il problema cronico dello smaltimento dei rifiuti nella città di Roma può essere brillantemente risolto bruciandoli nei cementifici di Gubbio. Non sarà che la scarsa densità demografica e la vasta superficie hanno fatto degli eugubini una popolazione “sacrificabile” nei disegni dell’ industria e della politica nazionale ?

 

NOTE:

[1]TatianaSchlossberg,  Inconspicuous Consumption: The Environmental Impact You Don’t Know You Have– August 27, 2019.crf. anche https://www.washingtonpost.com/opinions/interactive/2023/plastic-pollution-united-nations-agreement-science-recycle/

 

[2] https://leginfo.legislature.ca.gov/faces/billTextClient.xhtml?bill_id=202320240AB1290

[3] Editorial, Plastic Pollution and Health, eClinical Medicine, Volume 60, 102074, June 2023 https://doi.org/10.1016/j.eclinm.2023.102074

[4] Park, J.H., Hong, S., Kim, OH. et al. Polypropylene microplastics promote metastatic features in human breast cancer. Sci Rep 13, 6252 (2023). https://doi.org/10.1038/s41598-023-33393-8,  17 April 2023

[5] Bryant Furlow, Cancer risk estimates for US EPA-approved alternative plastic-based fuel cause alarmhttps://doi.org/10.1016/S1470-2045(23)00400-X  10August, 2023

[6] n. 08093 2023, e n.08094 2023.

[7] “Abbiamo esentato l’ Italia dall’obbligo di riuso”, ha detto trionfalmente l’eurodeputato del Pd/Socialisti europei Paolo De Castro. Mentre il ministro Picchetto Frattin dichiara: “il riciclo e’ la nostra miniera di materie prime” (il Sole 24 Ore, 21 novembe2023)

[8] https://uccs.ucdavis.edu/sites/g/files/dgvnsk12071/files/media/documents/CalSPEC-Report-Microplastics-Occurrence-Health%20Effects-and-Mitigation-Policies.pdf

 

 

 

Pubblicato su Micropolis, numero di Marzo 2024

Il plasticene Micropolis Marzo 2024